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Il Faro del Pellegrino

Il Faro del Pellegrino.

di Ermanno Tedeschi e Flavia Alaimo

 

L’opera di Pellegrino ha uno straordinario valore critico ed estetico che va oltre la semplice creazione artistica, producendo altresì, nella migliore tradizione degli interventi di conservazione, un’epifania della materia, facendo emergere le forme architettoniche ed i simboli culturali che giacevano internamente. Un’azione di recupero di un bene che da sempre rappresenta un luogo magico e incantanto.

 

E proprio qui, dove la penombra della sera sottolinea la dimensione onirica, Pellegrino accende una luce: è la luce della tradizione, ma anche della speranza del domani; una luce sacra, immateriale, trascendente che trasporta verso pensieri altri e conduce verso un archetipo del concetto di <<sicilianità>> che Pellegrino vuol rappresentare.

Cosa resta dello splendore dei Florio e di quel periodo che vide Palermo Felicissima? Di sicuro torna il coinvolgimento di un grande artista della contemporaneità che rigenera il legame di questa Famiglia con l’arte.

 

Pellegrino incarna il ruolo di artista ma anche di grande conservatore della cultura. Guardiamo a questo progetto come ad un’operazione estetica occasione di ricerca e di valorizzazione di un bene in cui si riscopre l’essenza architettonica dell’opera, rivisitandola con i canoni estetici della pop art, di cui Pellegrino è straordinario interprete. La lacuna ricreata, che si ispira alla decorazione del soffitto, non solo è leggibile ma diventa oggetto d’arte, portatore di un messaggio di rinnovamento e quindi di salvezza.

L’Arenella è un luogo simbolico per la vicinanza con il Monte Pellegrino, e quindi con la Santuzza, e qui, nell’area della Tonnara, Vincenzo Florio decise di far edificare il Villino dei Quattro Pizzi, tra il 1840 e il 1844, dall’architetto e amico Carlo Giachery, scegliendo lo stile neogotico inglese, che probabilmente l’imprenditore aveva scoperto in uno dei suoi numerosi viaggi all’estero. Una residenza per la famiglia che alternava alla casa cittadina di via dei Materassai. Vincenzo Florio realizzò un’operazione imprenditoriale innovativa perchè trasformò un porticciolo, destinato ad attività lavorative, in un luogo esemplare e di grande gusto estetico.

Lo stesso Zar Nicola I, che nel 1845 con la moglie Alexandra Fjodorovna svernò a Palermo per problemi di salute dell’imperatrice, rimase tanto impressionato dalla bellezza di questa costruzione, per via delle guglie che svettano ai quattro lati e per le raffinate decorazioni interne, da volerne acquisire i disegni progettuali dall’architetto Giachery. Tornato in Russia, ne fece costruire una simile nella residenza estiva di Snamenka a Peterhof, chiamandola “Renel”, in memoria del viaggio palermitano. L’edificio andò distrutto dopo la Rivoluzione di Ottobre, per ricavarne i mattoni come materiale da ricostruzione, tuttavia ne rimane testimonianza in foto d’epoca e in un dipinto di M.N. Vorobiev (1787-1855). Pellegrino, attraverso questo studio sulla Tonnara Florio, crea l’occasione per un progetto più ampio che pone le basi per rigenerare il legame tra l’edificio di Palermo e quello non più esistente di San Pietroburgo, un tempo luogo altrettanto magico e incantato.

Pellegrino fa parte di quella generazione di artisti, critici e collezionisti che crede profondamente nella rivalutazione e rinascita della cultura siciliana in chiave contemporanea. La sua è una vera e propria missione tutta orientata ad illuminare e fare risplendere un patrimonio storico unico al mondo che, con le sue luci delicate e mai invasive, rivive una nuova fase.

 

L’artista siciliano ha già dato prova più volte come sia straordinario l’effetto di contaminazione delle sue opere luminose, non solo in antiche dimore storiche ma in luoghi di incredibile bellezza naturale. Le installazioni luminose, la volontà e la positività di Pellegrino sono gli ingredienti fondamentali per riportare alla “ luce” i fasti di una Famiglia che ha reso ricco e famoso il patrimonio culturale della Sicilia.

 

La prossima missione dell’artista, in continuità con il “Faro”, sarà quella di costruire idealmente un ponte luminoso che unisca Palermo a San Pietroburgo, ridando luce ai capolavori ed agli edifici ricchi di storia che accomunano le due città unendole attraverso l’arte. La luce fino dai tempi più antichi è sempre stata un simbolo di gioia, la stessa che Domenico Pellegrino desidera dare attraverso questa ultima fantastica e grande impresa, svelando ancora una volta la propria cifra artistica, assolutamente peculiare e innovativa, che lo colloca a pieno titolo in un’area del tutto originale, oltre il filone creativo della light art al quale potrebbe semplicemente ricondursi.