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A-MORI

In continuità con la propria ricerca artistica legata alla Sicilia e alle sue tradizioni popolari, Domenico Pellegrino presenta una nuova istallazione dove fa rivivere, tramite l’arte delle luminarie, l’antica leggenda delle « teste di moro » che narra l’amore sfortunato tra una bella siciliana ed un giovane moro.

La leggenda è ambientata nel 1100 quando i mori abitavano la Sicilia. Uno di loro un giorno, passeggiando per il quartiere della Kalsa, s’imbatté su una bellissima donna che trascorreva il tempo dedicandosi alla cura delle piante del proprio giardino. Il moro rapito dal fascino della ragazza, senza esitare entra nel giardino per dichiararle il suo amore. La donna, stupita da tanta audacia viene presa da un’irrefrenabile passione per l’uomo. Per giorni si amano fin quando lei viene a scoprire che l’amante progetta un rientro nelle sue terre dove lo attendono la sua sposa ed i figli. Folle d’amore, la fanciulla allora decide di eternizzare il loro legame, decapitando il moro durante la notte per trasformare la sua testa in un vaso di basilico che crescerà sempre più rigoglioso, innaffiato ogni giorno con le lacrime dell’innamorata che piange il suo amato. I vicini intanto, invidiosi della pianta verdeggiante, ornano i loro balconi di vasi dalla testa di moro che molto spesso sono rappresentati in coppia unendo alla testa del moro quella della giovane donna.

L’istallazione pop di Domenico Pellegrino rappresenta le due grandi teste del moro e dell’amata, l’artista realizza un disegno originale utilizzando il legno, la pittura con acrilico e la tecnica delle luminari.

 

Incastonate tra le colonne di Palazzo Sambuca ed immerse in una distesa di piante di basilico dal forte odore evocativo, l’installazione sarà inaugurata sabato 7 ottobre alle ore 19 e sarà fruibile dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 18. “Dalla leggenda all’attualità questa storia – spiega l’artista – è stata scelta proprio per il suo forte potere identitario in una terra come la Sicilia, divenuta un simbolo dell’accoglienza e dell’integrazione, lo scontro di due culture diverse crea, allora come oggi, un’incomunicabilità”.

L’istallazione di Domenico Pellegrino – scrive la curatrice Alba Romano Pace – evoca in maniera gioiosa una leggenda che si immette trasversalmente nelle problematiche attuali della società dove i sentimenti di integrazione ed accoglienza possono mutare dall’amore all’odio, dal donare vita al trasformarla in morte. Le teste decapitate ricordano le più note decapitazioni della storia tra cui Giuditta e Oloferne o Salomé e Giovanni Battista. Vittime e carnefici che spesso, come in questa storia, si scambiano i ruoli. In Sicilia inoltre i vasi a testa di moro, tradizionale ornamento dei balconi, ricordano le origini frammiste della terra e dei suoi abitanti che secolo dopo secolo l’hanno costruita.

 

 

Sicilia terra di leggende, dove si fondono vita, orgoglio, amore e morte. Dove si incrociano popolazioni diverse, dove tradizioni tra loro lontane si intrecciano per formare nuove narrazioni. Sicilia terra di stranezze, tra il magico e il macabro, il religioso e il profano. “A-mori” di Domenico Pellegrino esalta l’isola con il suo immaginario antico ed incredibilmente contemporaneo.

L’istallazione trasporta lo spettatore in un universo onirico, fatto di luci, profumi e colori e lo fa attraverso un percorso sensoriale in cui rivive l’antica leggenda delle “Teste di moro”, rivelando l’origine di quei vasi a forma di testa che oggi campeggiano su tutti i balconi, dai giardini ai salotti siciliani e che lontani dall’essere semplicemente decorativi, sono un oggetto simbolo della storia locale. Nell’istallazione di Domenico Pellegrino due sagome di luce ritracciano il volto del moro e della sua donna, smisurate si pongono davanti lo spettatore come due grandi apparizioni nel buio della sala.

Le teste raccontano di un amore proibito quello tra un moro ed una fanciulla siciliana, evocano l’incontro e lo scontro di due culture, e ricordano l’amara punizione della decapitazione (anche essa tristemente attuale) dettata dalla passione amorosa nella versione della leggenda che vede la donna uccidere l’uomo per non farlo rientrare al proprio paese e dalla propria famiglia – o dettata da un presupposto onore ferito, in una seconda versione della leggenda che vede la famiglia della donna che una volta scoperta la relazione con lo straniero, uccide entrambi gli amanti. Tematiche più che presenti nella storia della società contemporanea che toccano argomenti come l’integrazione, la comprensione interculturale, l’accoglienza. Una volta mozzata la testa del moro (o entrambe le teste dell’uomo e della donna) questa servirà da vaso per una pianta di basilico che crescerà sempre più rigogliosa, simbolo di metamorfosi quasi citando Ovidio, simbolo di vittoria della natura sulla stoltezza umana.

Un tappeto di basilico si estende ai piedi delle due teste nell’istallazione di Domenico Pellegrino, l’odore è talmente forte da stonare lo spettatore ricordando le capacità afrodisiache della pianta che è stata per questo come il simbolo degli innamorati (Plinio il Vecchio). Il profumo della pianta dunque, come la luce emanata dalle teste dell’uomo e della donna, trasmettono un messaggio di unione e riconciliazione, che passa trasversalmente dalla leggenda, al folklore alle tradizioni popolari fino a giungere alla contemporaneità. (Testo di Alba Romano Pace)

 

Palermo

Palazzo Sambuca

via Alloro, 36

Dal venerdì alla domenica

dalle 10 alle 18 ingresso libero

fino al 29 ottobre 2017

 

Nella sezione shop le opere disponibili

Teste di Moro